La Champions League pallavolo è il palcoscenico europeo dove i migliori club del continente si contendono il trofeo più prestigioso. Per l’Italia, questa competizione ha un significato doppio: nel maschile, Perugia ha conquistato il secondo titolo consecutivo confermando un dominio tecnico senza rivali; nel femminile, Conegliano e Scandicci sono state eliminate in semifinale da una concorrenza turca sempre più forte. Due storie opposte che raccontano la complessità del posizionamento italiano nel volley europeo.
Seguo la Champions League dal 2015, e ogni edizione porta con sé una lezione diversa. Quella del 2025-2026 insegna che la forza di una lega nazionale non si traduce automaticamente in successo europeo — almeno non su entrambi i fronti.
Champions League 2025-2026: Perugia Campione, Conegliano Sconfitta
La Final Four maschile si è giocata a Torino, nell’Inalpi Arena, e Perugia l’ha dominata come pochi si aspettavano. I Block Devils hanno battuto gli avversari con una sicurezza che ha fatto sembrare la Champions League una formalità — ma non lo era affatto.
Il percorso di Perugia nella fase a gironi e negli ottavi è stato solido senza essere spettacolare. La vera Perugia è emersa alla Final Four, dove la squadra ha alzato il livello come sa fare nei momenti decisivi. La finale contro il Zawiercie si è chiusa 3-0, un punteggio che non lascia spazio a interpretazioni. L’all-star team della competizione è stato un manifesto della superiorità dei Block Devils: Ben Tara miglior opposto, Giannelli miglior palleggiatore, Plotnytskyi miglior schiacciatore, Lorenzetti miglior allenatore e Colaci miglior libero. Cinque premi individuali su sette per una sola squadra è un dato che non ha precedenti recenti nella Champions League maschile.

Il back-to-back europeo — due Champions League consecutive — colloca Perugia tra i grandi club della storia del volley continentale. Vincere il trofeo una volta è un’impresa; ripetersi l’anno dopo, con il peso delle aspettative e il mirino puntato addosso da ogni avversario, è qualcosa di diverso. Richiede una mentalità che va oltre il talento individuale.

Nel femminile, la storia è stata amara. Conegliano e Scandicci sono arrivate alla Final Four di Istanbul come due delle favorite, ma entrambe sono state eliminate in semifinale. Il dato che colpisce è che entrambe le eliminazioni sono arrivate al tie-break — il quinto set, dove i margini sono minimi e l’inerzia emotiva conta quanto la tattica. La finale è stata tutta turca, con VakifBank contro Eczacibasi, a conferma che la Turchia sta consolidando una supremazia nel volley femminile europeo che l’Italia fatica a contrastare.

Le ragioni della difficoltà italiana in Champions League femminile sono molteplici. I club turchi investono cifre superiori nel monte ingaggi, attirano le stesse giocatrici di livello mondiale che giocano in A1 e hanno il vantaggio di palazzetti più grandi che generano ricavi superiori. Conegliano resta la squadra più vincente della A1 con un distacco abissale dalle rivali domestiche, ma a livello europeo il gap si annulla. È un paradosso che merita analisi: dominare in Italia non basta per vincere in Europa.
Perché i Club Italiani Dominano (e Perdono) in Europa
Questo è il tema che mi appassiona di più quando parlo di Champions League con altri analisti. L’Italia maschile domina perché la SuperLega è probabilmente la lega più forte del mondo — e lo dice il mercato, non solo io. Le sponsorizzazioni sportive legate alla SuperLega sono cresciute del 16% nel triennio 2024-2026, un dato che riflette un campionato attraente per giocatori, sponsor e media.

La profondità della SuperLega è il fattore chiave. Perugia non vince solo perché ha giocatori eccezionali: vince perché si allena ogni settimana contro squadre di altissimo livello. Il campionato italiano prepara i club alla Champions League in un modo che le leghe meno competitive non possono fare. Quando Perugia affronta il Zawiercie in finale, ha già giocato partite altrettanto dure in campionato contro Trento, Civitanova e Modena.
Nel femminile, il discorso si inverte. La A1 è dominata da Conegliano con un margine che non ha equivalenti nelle altre top leghe. Questo significa che le pantere giocano poche partite davvero competitive durante la stagione domestica, e quando arrivano alla Final Four di Champions League e affrontano un VakifBank in un ambiente ostile, la mancanza di abitudine alla pressione competitiva pesa. Scandicci, seconda forza italiana, vive lo stesso problema in scala diversa.
La CEV ha chiesto alla FIPAV di organizzare le finali di Champions League femminili 2027 e 2028 — un segnale che l’Italia resta un partner di riferimento per i grandi eventi, anche quando i risultati sul campo non premiano i club italiani. L’organizzazione degli Europei di pallavolo 2026 in Italia conferma la fiducia del volley continentale nel sistema italiano.
Il futuro potrebbe portare un riequilibrio. La crescita economica della A1 femminile, con 1,4 miliardi di visualizzazioni digitali nella sola regular season, sta creando le condizioni per investimenti maggiori che nel medio periodo potrebbero colmare il gap con la Turchia. Ma serve pazienza: i turchi hanno iniziato a investire nel volley femminile quasi vent’anni fa, e l’Italia sta recuperando un ritardo strutturale.

Un altro aspetto che gli analisti stanno monitorando è l’impatto della Champions League sulla regular season italiana. Le squadre impegnate ai massimi livelli europei — Perugia nel maschile, Conegliano e Scandicci nel femminile — gestiscono un calendario estenuante con partite ogni tre-quattro giorni nei periodi di sovrapposizione. Questo logora i roster e costringe gli allenatori a rotazioni che incidono sui risultati in campionato. La SuperLega, con soli 12 club, è particolarmente sensibile a questo effetto: quando tre o quattro delle squadre più forti sono impegnate in Europa, le giornate di campionato perdono parte del loro appeal.
La Champions League è anche un laboratorio tattico dove le squadre italiane si confrontano con sistemi di gioco diversi. Il volley polacco è più fisico, quello turco femminile più tecnico nella costruzione, quello francese più atletico. Questi confronti arricchiscono il bagaglio degli allenatori e dei giocatori, che poi portano in campionato le lezioni apprese in Europa. È un circolo virtuoso che mantiene la Serie A competitiva e innovativa, e che spiega in parte perché il livello medio della SuperLega continua a crescere stagione dopo stagione.

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Prodotto dalla redazione di «pallavoloseriea.com».
